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1000年を超えて生きるWASHI(和紙)の魅力

Il fascino della carta washi

La realizzazione della carta “washi” artigianale, che richiede tecniche sofisticate, è uno dei mestieri tradizionali di cui il Giappone va fiero. È anche iscritta come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO ed è molto apprezzata in tutto il mondo. Qui si introduce il lettore ai suoi oltre 1400 anni di storia e tradizione.

 

Storia del Washi

La carta più antica del mondo, di cui si ha conoscenza, risale al 179-142 a.C. Si tratta di una carta di canapa, con una mappa disegnata su di essa, trovata nel 1986 a Houvatan, nella provincia di Gansu, in Cina.

All’epoca, sembra che la carta venisse prodotta attraverso vari tentativi ed errori, ma intorno al 105 d.C., un funzionario cinese, Cai Lun, stabilì un metodo per la sua fabbricazione. Egli ideò un metodo per fare la carta con materiali di scarto come cortecce d’albero, stracci di canapa e reti da pesca strappate, che poi presentò con orgoglio all’imperatore. In altre parole la carta, come la conosciamo oggi, era originariamente un prodotto riciclato.

Si pensa che il processo di fabbricazione della carta sia stato introdotto in Giappone nel 610 dal monaco Goguryeo Dongcho. Furono poi apportati miglioramenti alle materie prime e al metodo di fabbricazione e da qui si sviluppò la carta washi, originaria unicamente del Giappone. Con la diffusione del buddismo durante il periodo Asuka, la domanda di carta per copiare i sutra buddisti aumentò.

Nel periodo Heian, le arti che impiegavano la carta washi si diffusero tra gli aristocratici, come la poesia, la calligrafia sino-giapponese Shodo e la pittura su rotoli. Venne anche usata nella letteratura classica giapponese come ne “Le note del guanciale” e “La storia di Genji”. Nei periodi Kamakura e Muromachi l’uso della carta washi si diffuse anche tra i samurai, ma era ancora fuori dalla portata del grande pubblico.

Nel periodo Edo la fabbricazione della carta si diffuse come attività secondaria dei contadini, così la produzione di carta washi aumentò rapidamente, provocando un abbattimento dei prezzi. In questo modo la carta washi entrò nella vita della gente comune, la quale era impiegata per i giornali kawaraban, i dipinti ukiyo-e, le carte da gioco karuta, gli ombrelli giapponesi e la carta da spolvero. Fu l’età dell’oro per il washi.

La produzione di carta washi cominciò però a declinare, colpita dall’importazione e diffusione della carta occidentale prodotta in massa nell’era Meiji. Recentemente i valori e le caratteristiche culturali e tradizionali legati alla carta washi sono stati nuovamente riconosciuti. Nel 2014 la tecnica di produzione della carta washi artigianale è stata iscritta come patrimonio culturale immateriale e sta attirando su di sé l’attenzione di tutto il mondo.

 

Seta 500 anni, washi 1000 anni

Rispetto alla carta occidentale, prodotta in massa a partire dalla pasta di legno, la carta washi è fatta a mano e utilizza fibre di corteccia. Ognuno dei tre materiali principali, kozo, mitsumata e ganpi, contiene fibre lunghe e resistenti che non solo rendono il washi sottile e resistente, ma gli donano anche una finitura lucida.

Nel metodo artigianale, le materie prime bollite vengono versate in una tavola chiamata sugeta e trasformate in washi scuotendolole avanti-indietro e destra-sinistra. È necessaria una un’esperienza avanzata nella tecnica per completare il processo. È altamente durevole perché è fatta intrecciando a mano fibre spesse e lunghe. C'è un modo di dire che si riferisce alla resistenza di questo tipo di carta: “seta 500 anni, washi 1000 anni”.

Inoltre la carta washi ha proprietà assorbenti che la rendono ottima per regolare l’umidità degli ambienti, quindi è stata usata per accessori come schermi shoji, porte fusuma e schermi byobu. La sua versatilità è molto nota, perciò questa carta è stata integrata in varie forme nella vita quotidiana.

 

Il “washi di Echizen” riconosciuto ovunque per la sua qualità

Una delle tre carte washi principali è la tipologia Echizen, proveniente dalla città di Echizen, nella prefettura di Fukui. Secondo una leggenda, circa 1500 anni fa una bella principessa apparve nel villaggio del fiume Okamoto e insegnò agli abitanti la tecnica di fabbricazione della carta.

Il washi di Echizen ha una lunga storia rispetto ad altre tipologie, a livello nazionale, ed era molto apprezzato come carta per copiare i sutra nel periodo Nara. Dal periodo Muromachi al periodo Edo, le tipologie “Echizen Hosho” ed “Echizen Torinokoshi” furono usate come carte ufficiali dai nobili di corte e dai samurai, diffondendosi in tutto il paese. Entrambe sono ora riconosciute come importanti proprietà culturali immateriali del paese.

I fogli di washi di Echizen in colore écru, fatti uno alla volta dagli artigiani con materiali naturali accuratamente selezionati, sono caratterizzati da eleganza e calore oltre che dalla qualità. Nel periodo Edo, il governo ha permesso di apporre il marchio “Gojo tenkaichi” sulla carta, a dimostrazione che si tratta del migliore washi del Giappone. In epoca moderna è stata usata da molti artisti famosi, tra cui Taikan Yokoyama e Picasso, ed è conosciuta in tutto il paese. In aggiunta ora è anche usata per l’abbigliamento spaziale. Si può dire che occupi una posizione solida nell’artigianato tradizionale giapponese.

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